Taütsch 'on Ljetzan
Bortpuoch / Dizionario

Bortpuoch / Dizionario

Introduzione

1. A NAÜGAZ BORTPUOCH ‘UME TAÜTSCHAN GAREIDA ‘ON LJETZAN – Un nuovo dizionario della lingua cimbra di Giazza

La realizzazione di un dizionario digitale della lingua cimbra di Giazza costituisce un intervento strategico per la documentazione, la conservazione e la valorizzazione di una lingua minoritaria in pericolo. Questo progetto è finalizzato alla raccolta sistematica di tutte le fonti scritte disponibili e nasce dal lavoro e dalla collaborazione dell’Associazione Tzimbar APS, il gruppo di ricerca di AlpiLinK (Lingue alpine in contatto, alpilink.it) presso il Dipartimento di Lingue Straniere dell’Università di Verona e l’azienda di software Smallcodes di Firenze.

L’inclusione del contributo diretto dei parlanti che hanno acquisito il cimbro come madrelingua è stata determinante per garantire l’autenticità e l’integrazione del materiale lessicografico.

In un’epoca in cui molte lingue minoritarie rischiano l’estinzione, il dizionario cimbro di Giazza sarà una risorsa preziosa anche in futuro, affinché la memoria linguistica non venga dispersa, ma tramandata in maniera autentica e più completa possibile.

    1. Le fonti

Le fonti scritte che costituiscono il corpus del dizionario digitale della lingua cimbra di Giazza si estendono su un arco temporale di oltre due secoli, offrendo una testimonianza della vitalità e delle trasformazioni di questa varietà linguistica.

Fin dal breve dizionario redatto da Marco Pezzo nella seconda metà del Settecento (Pezzo, 1763), che rappresenta il primo tentativo di codificare lessico e forme morfologiche cimbre in ambito locale, emerge l’esigenza di conservare un patrimonio tramandato fino ad allora quasi esclusivamente per via orale.[1]

Il primo documento interamente redatto nella varietà cimbra di Giazza di cui abbiamo testimonianza è la Parabola del figliuol prodigo compilata da Don Domenico Gugole nel corso delle inchieste imposte dalle autorità napoleoniche del Regno d’Italia nel 1810.

Nella seconda metà dell’Ottocento, precisamente nel 1883, i fratelli conti Carlo e Francesco Cipolla pubblicarono un dizionario più ampio e strutturato cimbro-italiano. Questo lavoro fungerà da punto di riferimento per i dizionari redatti negli anni successivi.

La prima metà del Novecento vide l’impegno di Monsignor Cappelletti, nato a Giazza nel 1871 e parlante di madrelingua cimbra, il quale curò due dizionari. Il primo, a cui l’autore lavorò nel corso degli anni ’20, vide la pubblicazione completa solo nel 2008, nell’edizione curata ed integrata da Carlo Nordera. [2] L’opera, pur basandosi sulle fonti precedenti dei Cipolla, include preziose aggiunte lessicali, esempi d’uso, modismi e proverbi. Il secondo venne pubblicato nel 1956 corredato da alcune note grammaticali. Nel 1936 il sacerdote di Giazza Don Pietro Mercante pubblicò un piccolo manuale con grafia italianeggiante contenente il primo dizionario italiano-cimbro e cimbro-italiano. Nel 1942 Monsignor Cappelletti collaborò con il linguista tedesco Bruno Schweizer alla stesura di una grammatica corredata da un dizionario in lingua cimbra destinata alla comunità di Giazza dal titolo emblematico Taut6. Puox tze lirnan, reidan un scraiban iz Gareida on Ljetzan. Questa opera affronta gli aspetti sintattici, morfologici e fonetici, configurandosi come il primo vero tentativo di analisi strutturale del cimbro di Giazza.

Poco prima del secondo conflitto mondiale e durante lo stesso, Schweizer svolse indagini linguistiche nei territori cimbri. Lo studioso trascrisse e pubblicò nel volume Zimbrische Sprachreste (Schweizer, 1939) numerosi racconti raccolti dai parlanti dell’epoca. Questa raccolta di narrazioni con traduzione in tedesco offre uno spaccato autentico della tradizione orale dell’epoca.

Nel dopoguerra si vide la pubblicazione di alcune riviste con diffusione locale contenenti piccoli testi, poesie e racconti in cimbro ed alcune analisi linguistiche. I maggiori contributi si devono a Carlo Nordera, Eligio Faggioni ed al filologo Marco Scovazzi.

Gli anni 2000 vedono il recupero e la pubblicazione degli scritti inediti di Schweizer. Nel 2008 diventa disponibile la Zimbrische Gesammtgrammatik a cura di James Dow (Schweizer, 1951-52/2008). Essa costituisce un’opera monumentale in cui le tre varietà cimbre di Giazza, dei Sette Comuni e di Luserna sono codificate con precisione insieme ad altre parlate limitrofe (quali ad esempio Folgaria, Lavarone, Pergine, Valle dei Mocheni).

Nel 2009 viene pubblicata la prima traduzione in italiano della grammatica di Cappelletti e Schweizer (1942) a cura di Bidese, Padovan e Tomaselli[3].

Altri appunti e audio originali di Schweizer furono recuperati e quindi trascritti e tradotti in Bidese (2011). Tali trascrizioni e registrazioni permettono oggi di confrontare fedelmente pronunce, intonazioni e ritmi parlati. Nell’opera di recupero dei documenti di Schweizer si inserisce inoltre l’Atlante linguistico cimbro e mocheno pubblicato, tradotto e commentato da Stefan Rabanus (Schweizer/ Rabanus, 2012).

Infine va menzionato il dizionario del professor Hugo Resch (sine data) digitalizzato di recente dal Cimbern-Kuratorium-Bayern e ricchissimo di preziosi esempi e nuovi lemmi mai annoverati prima.

    1. La struttura

Il dizionario online della lingua cimbra di Giazza si configura quale strumento lessicografico bilingue, articolato nelle configurazioni: cimbro-italiano e italiano-cimbro, consentendo all’utente di effettuare ricerche sia tramite lemma cimbro sia tramite lemma italiano. Il vocabolario si inserisce in un sistema già operativo per le varietà di Luserna (zimbarbort.it) e dei Sette Comuni (dizionario.cimbri7comuni.it) a opera di Luca Panieri.[4] In particolare, questo nuovo strumento digitale si avvale delle griglie strutturali già predisposte per ogni voce del dizionario dei Sette Comuni. Occorre sottolineare che non tutti i lemmi settecomunigiani hanno un corrispettivo nella parlata di Giazza, come anche non è sempre detto che vi sia una corrispondenza completa di significato tra i lemmi corrispondenti a livello di forma. Viceversa, nella varietà di Giazza, d’ora in poi taütsch, sono documentati lemmi assenti nel dizionario online dei Sette Comuni. Per tale ragione sono state necessarie aggiunte e integrazioni.

In linea di principio il dizionario fornisce per ogni voce:

  • ricostruzione etimologica che ne illustra l’evoluzione diacronica, ove la documentazione storico-filologica lo consenta;
  • indicazione della categoria grammaticale di appartenenza;
  • parafrasi del significato;
  • indicazione delle fonti utilizzate con grafia originale e indicazione della forma riferita dai parlanti nella grafia qui adottata;
  • caratteristiche flessive;
  • degli esempi d’uso, quando rintracciati nelle fonti.

Si è scelto, per via delle variazioni sostanziali della parola, di riportare come lemmi separati, ossia distinguendo tutte le forme assunte in base al genere (maschile m, femminile f, neutro n), al numero (singolare sg, plurale pl) e al caso (nominativo nom, accusativo acc, dativo dat e genitivo gen): i) i pronomi personali (es. <i> ‘io.nom’, <mi> ‘me.acc’, <miar> ‘mi.dat’); ii) i pronomi interrogativi (es. <ber> ‘chi.nom, <ben> ‘chi.acc’, <beme> ‘chi.dat’, <beiz> ‘chi.gen’); iii) gli articoli (es. <in> ‘il/lo.nom/acc.m’); iv) i dimostrativi monosillabici (es. <der> ‘quello.nom.m’, <daz> ‘quello.nom/acc.n’, <deiz> ‘quello.gen.m/n’, <daü> ‘quella.nom/acc.f’).

Questo è finalizzato a facilitare la ricerca all’interno del dizionario a chiunque lo consulti. Per i pronomi e aggettivi possessivi e dimostrativi vi è solo la forma base del lemma (es. <main> ‘mio’, <dain> ‘tuo’, <disar> ‘questo’) con indicazione del paradigma flessivo nella sezione riservata.

1.3 Gli obiettivi

La creazione di un dizionario online si propone come uno strumento essenziale per raggiungere una serie di obiettivi e valori in linea con quelli di AlpiLinK, primo fra tutti la documentazione delle lingue minoritarie da parte delle stesse comunità di riferimento.

La pubblicazione del dizionario del cimbro di Giazza da parte dell’Associazione Tzimbar APS ha beneficiato del supporto economico del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Verona e della supervisione scientifica di Alessandra Tomaselli e Stefan Rabanus. I comuni obiettivi si declinano nel dizionario come segue:

1. documentazione linguistica sistematica: raccogliere, classificare e descrivere in modo accurato il lessico della lingua cimbra di Giazza, creando una risorsa stabile e consultabile per linguisti, ma anche per chiunque sia interessato a conoscere il taütsch;

2. considerazione delle fonti storiche: integrare nel dizionario tutte le fonti scritte esistenti (grammatiche, vocabolari preesistenti, riviste, registrazioni etc.) attraverso un processo di digitalizzazione e annotazione linguistica, per garantire accessibilità, fruibilità e conservazione a lungo termine;

3. coinvolgimento della comunità: collaborare attivamente con i parlanti di madrelingua per raccogliere dati autentici, registrare differenze di pronuncia, varianti familiari, e validare le voci del dizionario con testimonianze dirette;

4. promozione della lingua e della cultura cimbra: offrire uno strumento educativo e divulgativo per le scuole, la comunità locale e le associazioni culturali, favorendo la trasmissione della lingua e la consapevolezza del patrimonio culturale cimbro;

5. supporto alla ricerca comparativa: fornire una base dati utile per studi comparativi, in particolare con le varietà dei Sette Comuni e di Luserna, contribuendo alla comprensione dell’evoluzione linguistica e dei contatti culturali nell’area alpina.

2 LA SCELTA ORTOGRAFICA

La normalizzazione dell’ortografia si configura come un passaggio imprescindibile per garantire coerenza, leggibilità e trasmissibilità del patrimonio linguistico. Le fonti storiche consultate presentano convenzioni grafiche differenti, generando una frammentazione e una incoerenza che ostacolano la lettura e la produzione scritta. Per questo motivo, si è scelto di adottare un orientamento condiviso, ispirato alle proposte di Luca Panieri per i dizionari dei Sette Comuni e di Luserna, al fine di favorire l’intercomprensione e l’interoperabilità tra le tre varietà cimbre.

Tuttavia, si è ritenuto opportuno mantenere alcune scelte grafiche peculiari al fine di preservare elementi di storicità e identità locale di alcuni grafemi tradizionali di uso consolidato. Un esempio su tutti l’utilizzo di <tz> e non di <z> per rappresentare [ts], (cfr. <tzimbar> ‘cimbro’ e non <zimbar> come scelto per le varietà dei Sette Comuni e di Luserna).

Un’altra specificità del taütsch è l’esito come sibilante [s] della fricativa velare [x] o uvulare [χ] se seguita da occlusiva alveolare [t]: [x, χ] -> [s] / _ [t]. La scelta di rappresentare graficamente questo processo fonologico costituisce un altro tratto ortografico distintivo (cfr. <nist> ‘non’, <nast> ‘notte’, <toustar> ‘figlia’). Tale equilibrio tra standardizzazione, rispetto delle varianti storiche e esigenze specifiche di rappresentazione della varietà costituisce la base per questa codifica grafica.

2.1 Skraiban in taütsch– Scrivere in cimbro

La definizione di criteri rigorosi per la normalizzazione grafica del taütsch è indispensabile per garantire la coerenza interna, l’interoperabilità con le altre comunità cimbre e la rappresentazione delle dinamiche evolutive e degli esiti della parlata locale. Tali criteri concorrono a creare una norma che tenga conto tanto delle esigenze filologiche quanto delle pratiche linguistiche attuali. Nello specifico essi sono:

  • Rappresentatività della forma parlata al fine di assicurare che la grafia rispecchi le reali articolazioni fonetiche della comunità di Giazza, sulla base di indagini fonetiche e registrazioni audio;
  • Evoluzione linguistica considerando le trasformazioni fonetiche, morfologiche e lessicali documentate nel corso dei secoli, in modo da integrare forme storiche e forme contemporanee in un continuum coerente;
  • Interoperabilità con i dizionari del cimbro dei Sette Comuni e di Luserna, favorendo la comparabilità lessicale e morfosintattica tra le diverse varianti cimbre;
  • Rispetto per le scelte grafiche storiche peculiari del taütsch con il mantenimento di elementi grafici tradizionali al fine di preservare il valore documentale e identitario delle più antiche trascrizioni locali.

2.2 Le vocali

Le vocali brevi sono rese con i grafemi singoli <a>, <e>, <i>, <o>, <ö>, <u>, <ü>, raddoppiando il carattere consonantico che segue la vocale nelle sillabe aperte in medio alto tedesco per segnalare la breve durata (es. <lappe> [ˈlape] ‘storia’).

Le vocali lunghe trovano corrispondenza nei digrafi <aa>, <ee>, <ii>, <oo>, <uu> in sillaba chiusa (es. <soost> [zoːst] ‘sapone’), mentre sono rese con grafemi singoli nei casi in cui la sillaba è aperta nel cimbro di oggi (es. <tage> [ˈtaːɡe] ‘giorni’).

Va sottolineato che, oggigiorno, non tutti i parlanti utilizzano i foni [y] e [ø], indicati graficamente come <ü> e <ö>, ma talvolta vengono resi come [u] e [o]. Si è tuttavia voluto preservare graficamente, cioè con dieresi, la posizione anteriore della vocale perché: i) ancora utilizzata da alcuni degli informanti madrelingua; ii) è documentata nelle fonti lessicografiche di Giazza più antiche; iii) per questioni etimologiche e per esiti analoghi alle altre comunità cimbre.

GRAFEMA

IPA

CONTESTO/COMMENTO

esempi

<a>

[a]

-vocale breve in sillaba chiusa

-vocale breve in sillaba storicamente aperta con raddoppiamento del carattere consonantico che segue

takh ‘giorno’

lappe [ˈlape] ‘storia’

[aː]

-vocale lunga in sillaba aperta

tage ‘giorni’

[ɐ]

-vocale ridotta in sillaba non accentata

baibar [ˈbaiβɐɾ] ‘donne’

<aa>

[aː]

-vocale lunga in sillaba chiusa

haan ‘gallo’

haar ‘capelli’

<e>

[e], [ɛ]

-vocale breve in sillaba chiusa

per ‘orso’

hente ‘mani’

[e]

-vocale breve in fine di parola

tage ‘giorni’

[eː], [ɛː]

-vocale lunga in sillaba aperta

mele ‘farina.dat’

<ee>

[eː], [ɛː]

-vocale lunga in sillaba chiusa

dreenj ‘torcere’

leenj ‘prendere’

scheern ‘tosare’

veelj ‘sbagliare’

<i>

[i]

-vocale breve in sillaba chiusa

-vocale breve in sillaba storicamente aperta con raddoppiamento del carattere consonantico che segue

rinte ‘corteccia’

rippe ‘costola’

[iː]

-vocale lunga in sillaba aperta

spili ‘gioco=io’

bido ‘vuoi=tu’

<ii>

[iː]

-vocale lunga in sillaba chiusa

-risultato della vocalizzazione di /l/

hiin ‘via’

vii ‘molto’,

i bii ‘io voglio’

<o>

[o], [ɔ]

-vocale breve in sillaba chiusa

-vocale breve in sillaba storicamente aperta con raddoppiamento del carattere consonantico che segue

bolf ‘lupo’

[oː], [ɔː]

-vocale lunga in sillaba aperta

pome ‘albero’

<oo>

[oː], [ɔː]

-vocale lunga in sillaba chiusa

soost ‘sapone’

soostan ‘insaponare’

<ö>

[ø], [o]

-mantenimento del mat. ö

-vocale breve in sillaba chiusa

bölve [ˈbølve], [ˈbolve], ‘lupi’

[øː], [oː]

-vocale lunga in sillaba aperta

löpar [ˈløːpɐɾ], [ˈloːpɐɾ] ‘foglie’

<u>

[u]

-vocale breve in sillaba chiusa

-vocale breve in sillaba storicamente aperta con raddoppiamento del carattere consonantico che segue

hunt ‘cane’

pummarla ‘cane meticcio’

[uː]

– vocale lunga in sillaba aperta

lusan ‘ascoltare’

<uu>

[uː]

-vocale lunga in sillaba chiusa

gasuust ‘dovuto’

<ü>

[y], [u]

-mat. ü

-vocale breve in sillaba storicamente aperta con raddoppiamento del carattere consonantico che segue

slüzzal [ˈslysɐl], [ˈslusɐl] ‘chiave’

[yː], [uː]

-vocale lunga in sillaba aperta

üsar [ˈyːzɐɾ]; [ˈuːzɐɾ] ‘nostro’

2.3 Dittonghi

Il cimbro di Giazza dispone di una grande varietà di dittonghi derivanti direttamente dall’antico alto tedesco o da dittongazioni successive. Come descritto in precedenza per le vocali, anche per i dittonghi si è notata una certa differenziazione all’interno della comunità dei parlanti. Non tutti utilizzano la forma con metafonia, indicata con il segno della dieresi, la quale viene comunque riportata per rappresentare pienamente sia tutte le possibili realizzazioni concrete sia per questioni storiche-etimologiche. Si è notato inoltre che i parlanti di madrelingua tendono spesso ad indebolire la seconda vocale in [ə] oppure [ɐ], quando metafonizzano la prima.

GRAFEMA

IPA

CONTESTO/COMMENTO

esempi

<ai>

[ai]

-aat./mat. ei

-dittongazione di aat./mat. ī

khljain ‘piccolo’

graifan ‘afferrare’

<au>

[au]

-dittongazione di aat./mat. ū

haus ‘casa’

<aü>

[ay], [au]

– dittongazione di mat. iu

haüsar ‘case’

<ea>

[eɐ], [ɛɐ]

-dittongazione

mear ‘più’

<ei>

[ei]

-dittongazione aat./mat. e

-in alcuni plurali cimbri (metafonia e dittongazione)

sbeistar ‘sorella’

eiste ‘rami’ < ast ‘ramo’

<ia>

[iɐ]

-aat. ia, io, ie

-cimbro ea seguito da nasale

briaf ‘carta’

stian ‘stare’

[jɐ], [jə]

-aat. ia, io in plurisillabi

briafe ‘carte’

<ie>

[ie]

-mat. ie, fine di parola

die ‘quelle’

<oa>

[ɔɐ], [oɐ]

-aat. ei non seguito da nasale

-dittongazione di aat./mat. ō

poade ‘entrambi’

hoach ‘alto’

<öa>

[øɐ], [øə], [oɐ]

-dittongazione di mat. œ non seguito da nasale

töatan ‘uccidere’

<ou>

[ou]

-dittongazione di aat./mat. o

hoular ‘sambuco’

<öu>

[øu], [ou]

-dittongazione di mat. ö < aat. o

öul ‘olio’

<ua>

[uɐ]

-in monosillabi, derivato da aat./mat. ei seguito da nasale/nasalizzazione

-aat./mat. uo a fine parola

puan ‘osso’

khua ‘mucca’

[wɐ], [wə], [wo]

-in plurisillabi, derivato da aat./mat. ei seguito da nasale/nasalizzazione

puandar ‘ossa’

<üa>

[yə], [yɐ], [uɐ]

-dittongazione di mat. œ < aat. ō, seguito da nasale in monosillabi

schüan ‘bello’

[ɥə], [ɥɐ], [wo]

-mat. œ < aat. ō, seguito da nasale in plurisillabi

a schüana baip ‘una bella donna’

<üe>

[ye], [ue]

-mat. üe, rari casi

khüe ‘mucche’

<uo>

[uo], [uɐ]

-aat./mat. uo, in monosillabi

guot ‘buono’

pljuot ‘sangue’

[wo]

-aat./mat. uo, in plurisillabi

guotan takh ‘buongiorno’

<üo>

[ya], [yo], [ua], [uo]

-mat. üe < aat. uo, in monosillabi

spüoln au ‘risciacquare’

[ɥə], [ɥɐ], [ɥo], [wo]

-mat. üe < aat. uo, in plurisillabi

müode ‘stanco’

hüote ‘cappelli’

2.4 Consonanti

L’occlusiva bilabiale sonora [b], resa con <b>, si realizza talvolta come fricativa bilabiale [β] soprattutto in posizione intervocalica. In posizione iniziale, <b> corrisponde generalmente all’antico alto tedesco w, come ad esempio in <bazzar>, aat. waʒʒar ‘acqua’. Esistono alcune eccezioni come <briaf>, aat. briaf ‘lettera’, che tuttavia in cimbro appare anche nella forma <priaf>. All’interno di parola la corrispondenza è generalmente rispettata: <b> rappresenta l’aat. b, come in <herbust> ‘autunno’.

L’occlusiva bilabiale sorda [p] è rappresentata da <p>. Essa è esito della seconda rotazione consonantica dell’occlusiva bilabiale sonora germanica che ha avuto luogo nei soli dialetti alto tedeschi. Questa realizzazione è sistematica ad inizio parola, come in <pljasan> ‘soffiare’, <pratan> ‘arrostire’, ma può essere osservata anche all’interno di parola: <khelpar> ‘vitelli’, <lempar> ‘agnelli’. A fine parola <p> di solito rappresenta la desonorizzazione di /b/ (cfr. <skraip!> ‘scrivi!’ da <skraiban> ‘scrivere’).

L’occlusiva alveolare sonora [d] indicata come <d> è l’esito della seconda rotazione consonantica di germ. come in <drai> ‘tre’. In posizione intervocalica [d] è solita indebolirsi in fricativa dentale [ð]; ad esempio in <heimade> [ˈheimɐðe]‘camicia’.

L’occlusiva alveolare sorda [t] a inizio parola è sempre esito della seconda rotazione consonantica aat. t < germ. *d ed è resa col grafema <t>. Può essere riscontrata in parole come <trinkhan> ‘bere’ e <toustar> ‘figlia’. A fine parola <t> può rappresentare desonorizzazione di /d/ (cfr. <balt> ‘bosco’, <beldar> ‘boschi’). All’interno di parola in molti lemmi costituisce desonorizzazione dell’aat. d come in <pintan> ‘legare’, <hunte> ‘cani’.

L’occlusiva velare sonora [ɡ], resa con il grafema <g>, a inizio parola riflette dal punto di vista etimologico germ. g non soggetto alla seconda rotazione consonantica, quindi aat. g; come in <graifan> ‘afferrare’ e <gian> ‘andare’. Questo fono non può comparire mai a fine parola perché viene desonorizzato.

L’occlusiva velare sorda [k], scritta <k>, compare soprattutto in prestiti (es. <karéige> ‘sedia’), o può altresì derivare in pochi esempi da aat. g, come in <kljouke> ‘campana’, <kljoban> ‘credere’, o altrimenti da aat. gg; come nel caso di <prukke> ‘ponte’.

La seconda rotazione consonantica della k germanica si riflette soprattutto, a differenza del tedesco standard, nelle varianti [k͡h], [k͡x], [k͡χ] rappresentate dal grafema <kh>; come in <khalt> ‘freddo’.

[k] > [k͡x] germ. *kalda, ingl. cold, ted. kalt > cim. [k͡xalt] ‘freddo’

A fine parola il grafema <kh> costituisce invece la desonorizzazione di [g] e [ɣ]; come evidenziato in <sprinkh> ‘salta!’ da <springan> ‘saltare’; <tziakh> ‘tira!’ da <tziaghan> ‘tirare’.

Il digrafo <gh> rende oggi l’articolazione in fricativa velare sonora [ɣ] o, in alcune realizzazioni, in occlusiva velare sonora [g]. Etimologicamente è riconducibile a h dell’antico alto tedesco in posizione intervocalica, come in <tziaghan> ‘tirare’ e <schuoghe> ‘scarpe’. Negli imperativi questo fonema subisce normalmente desonorizzazione e aspirazione, traducendosi in [k͡h] oppure rafforzato in [k͡x], [k͡χ] con grafema <kh> (p. es. <tziakh> ‘tira!’).

Il digrafo <ch> abbraccia sia la fricativa velare sorda [x] sia la fricativa uvulare sorda [χ] varianti libere dello stesso fonema a seconda del parlante (es. <milach> ‘latte’). A fine sillaba <ch> può rappresentare in rari casi desonorizzazione di [ɣ] derivante da aat. h, come nell’esempio <schuoch> ‘scarpa’.

La distinzione tra fricativa labiodentale sorda [f] e sonora [v] si rispecchia nella distinzione fra i grafemi <f> e <v> (<fljaisch> ‘carne’, <vroumade> ‘straniero’). [v] è riflesso diretto dell’althochdeutsche Spirantenschwächung, ossia una sonorizzazione di f avvenuta già in antico alto tedesco. Risulta necessario specificare che per processi di assimilazione progressiva spesso <v> è realizzato come [f] qualora sia preceduto da una consonante sorda (<vestar> [ˈveːstɐɾ] ‘finestra’, <iz vestar> [isˈfeːstɐɾ]) ‘la finestra’). La Spirantenschwächung non si realizza in taütsch quando l’originario aat. f è seguito da consonante, come <fljaisch> [ˈfjaiʃ] ‘carne’, <fljort> [ˈfjoɾt] ‘perso’, dove la fricativa labiodentale è sempre sorda e, quindi, è rappresenta anche graficamente attraverso <f>.

La fricativa postalveolare sorda [ʃ] derivante dall’aat. sk/sc è resa con <sch>; come in <scha> ‘pecore’, <visch> ‘pesce’.

L’affricata /pf/ resa a seconda del parlante come [p̪͡f], [ph] o [f] trova corrispondenza nel digrafo <pf> e rappresenta l’esito della seconda rotazione consonantica, nello specifico della p germanica nelle varietà dell’alto tedesco (es. <pfanne> ‘padella’).

La fricativa glottidale sorda [h] è resa con <h> e rappresenta l’esito della prima rotazione consonantica (indogermanica k > germ. h). Si riscontra in taütsch in parole come <hunt> ‘cane’ e <huam> ‘casa’. Diversamente h germanica che non è esito della prima rotazione consonantica si realizza foneticamente come [hv] o [v]. Questa particolarità di Giazza è resa graficamente come <hv> (es. <hvungar> ‘fame’).

Il grafema <tz> rappresenta sempre l’affricata alveolare sorda [t͡s]. Questa scelta grafica differenzia il taütsch da quella adottata per le altre parlate cimbre ed è dovuta a due motivi. In primo luogo per questioni di storicità, perché utilizzata a partire dai fratelli Cipolla (1883) e da tutti gli autori successivi. Inoltre, garantisce univocità nella corrispondenza fra digrafo <tz>e consonante affricata [t͡s]. Si hanno quindi parole come <tzunge> ‘lingua’, <sbitzan< ‘sudare’, <spitz> ‘punta’.

L’affricata postalveolare sorda [t͡ʃ] è resa con <tsch>; come in <taütsch> ‘cimbro’, <tschinkh> ‘gamba’, <tschain> ‘cena’. In questo caso la scelta del taütsch si uniforma a quella effettuata per le varietà di Luserna e dei Sette Comuni, riprendendo allo stesso tempo la proposta di Cappelletti (1942).[5] L’affricata postalveolare sonora [d͡ʒ], derivante da aat. j viene riportata come <dj> ad esempio nelle parole <djaar> ‘anno’, <djonkh> ‘giovane’.

L’approssimante palatale [j] è resa con <j> come in <bjondut> ‘biondo’.

Per quanto riguarda le laterali: il grafema <l> rende l’alveolare [l]; <lj> rende [ʎ] o [lj], con tendenza all’approssimante [j] dopo consonante (<fljaisch> ‘carne’).

La vibrante /r/ è riportata come <r>. Dagli audio di Schweizer recuperati da Bidese (2011) si può sentire chiaramente che negli anni ’40 del Novecento <rr> era reso ancora come geminata [rː], diversamente da oggi dove la realizzazione è sempre scempia [r] o [ɾ].

Per quanto riguardo le consonanti nasali, il grafema <m> rende [m] (<müzzan> ‘dovere’), mentre il grafema <n> corrisponde a [n] e a [ŋ] (dinanzi a consonanti velari: <tzunge> ‘lingua’). In sillaba chiusa, le nasali si trasformano spesso in una mera nasalizzazione della vocale lunga o del dittongo che le precede (es. <huam> [hu͠ɐ] ‘casa’, <khuanz> [k͡xu͠ɐs] ‘nessuno.n’).

Nel sistema ortografico del taütsch, i grafemi <s> e <z> si distinguono secondo un criterio fonetico di derivazione dall’antico alto tedesco, consolidato nella grafica locale sin dalla fine del XIX secolo grazie al lavoro dei fratelli Cipolla (1883). Il grafema <s> si articola con la punta della lingua leggermente arretrata come nei dialetti italiani settentrionali. Seguito da vocale o anticipando una consonante sonora (occlusiva /b/, nasali /m/ e /n/), assume valore di fricativa alveolare sonora [z], come in <sonde> ‘sole’. Corrisponde invece alla fricativa alveolare sorda [s] in posizione finale di parola per desonorizzazione (es. <haus> ‘casa’) e quando precede le liquide /l/, /r/ o le occlusive sorde /k/, /t/, /p/ (es. <slafan> ‘dormire’; <springan> ‘saltare’).

Il grafema <z> denota la fricativa alveolare sorda [s], rispecchiando un’articolazione simile a quella dell’italiano standard: un esempio è il sostantivo <bazzar> ‘acqua’. A inizio parola e in posizione intervocalica è esito della seconda rotazione consonantica t > s nelle varietà del tedesco superiore a cui il cimbro appartiene.

/t/ > /s/ germ. *etan, ingl. eat > ted. essen, cim. ezzan ‘mangiare’

Il taütsch distingue tra <s> [s] e <z> [s] per via del diverso punto di articolazione, derivante dalla diversa origine. La differenza tra <s> e <z> è tuttavia oggigiorno meno percettibile, conservandosi nell’idioletto di alcuni dei parlanti. Risulta necessario evidenziare che nel nastro sonoro di Schweizer, risalente agli anni ’40 del Novecento, recuperato e trascritto da Bidese (2011), è chiaramente distinguibile la differente articolazione.[6]

Per i prestiti dall’italiano e dopo le liquide /r/ e /l/, si è optato convenzionalmente per l’uso esclusivo di <s>, che in posizione iniziale di sillaba mantiene il valore di fricativa alveolare sorda con punta della lingua arretrata [s], come in <persege> ‘pèsca’, <khearse> ‘ciliegia’, <helse> ‘colli’.

La consonante viene scritta doppia quando preceduta da una vocale breve in sillaba aperta. La consonante non deve essere pronunciata geminata fatta eccezione per <nn>, derivante da aat. nn; come in <manne> ‘uomini’ e <tanne> ‘abete’. Da qui <sommar> ‘estate’, <himmal> ‘cielo’, <müzzan> ‘dovere’, <dorre> ‘secco’, <prokke> ‘ponte’ etc.

GRAFEMA

IPA

CONTESTO/COMMENTO

esempi

<b>

[b]

-inizio parola

bolf ‘lupo’

[β], [b]

-intervocalica

baibar ‘donne’

<ch>

[x], [χ]

milach ‘latte’

[x], [χ]

-desonorizzazione finale di /ɣ/

schuoch ‘scarpa’

<d>

[d]

dort ‘là’

[d], [ð]

-intervocalica

heimade ‘camicia’

<f>

[f]

-conservazione di aat. f a inizio sillaba seguito da consonante laterale

-aat. f < germ p

-desonorizzazione finale

fljikhan ‘cucire’

pfeffar ‘pepe’

bolf ‘lupo’, briaf ‘carta’

<g>

[ɡ]

graifan ‘afferrare’

<gh>

[ɡ], [ɣ]

-derivato da aat. h intervocalico

schuoghe ‘scarpe’

hoaghurste ‘più alto’

seghan ‘vedere’

<dj>

[d͡ʒ]

-aat. j ad inizio parola

-prestiti

djaar ‘anno’

djaar ‘ghiaia’

<h>

[h]

-esito della prima rotazione consonantica di idg. k

hertz ‘cuore’

hunt ‘cane’

<hv>

[hv], [v]

-derivato da h germanica, non esito della prima rotazione consonantica

hvungar ‘fame’

<j>

[j]

haijar ‘bambini’

bjondut ‘biondo’

<k>

[k]

-aat. g

-aat. gg

-prestiti

kljouke ‘campana’

prokke ‘ponte’

karéige ‘sedia’

<kh>

[k͡h], [k͡x], [k͡χ]

-esito della seconda rotazione consonantica di germ. k non realizzata nel tedesco standard

-desonorizzazione finale di /ɡ/

-desonorizzazione finale di /ɣ/

khalach ‘calce’

sprinkh! ‘salta!’

tziakh! ‘tira!’

<l>

[l]

lear ‘vuoto’

puolar ‘fidanzato’

<lj>

[ʎ], [lj]

Ljetzan ‘Giazza’

[j]

-preceduto da consonante

khljain ‘piccolo’

<m>

[m]

müzzan ‘dovere’

[˜]

-nasalizzazione della vocale precedente

huam [hu͠ɐ] ‘casa’

<n>

[n]

narran ‘giocare’

[ŋ]

-seguito da /g/, /k/ oppure /kh/

tzunge ‘lingua’

[˜]

-nasalizzazione della vocale precedente

khuanz ‘nessuno n’

<nn>

[nː]

-conservazione di geminazione aat.

manne ‘uomini’,

tanne ‘abete’

[n]

-aat./mat. -nd-

vorstannat ‘capito’

<nj>

[ɲ]

-palatizzazione di aat./mat. -nn-

-contrazione e palatizzazione di cimbro -nan, -man

spinjan ‘filare’

khuanj ‘nessuno’

leenj ‘prendere’

<p>

[p]

-esito della seconda rotazione consonantica di germ. b non realizzata nel tedesco standard

-desonorizzazione di b

pljasan ‘soffiare’

proat ‘pane’

liap ‘caro’

<pf>

[p̪͡f], [ph], [f]


-esito della seconda rotazione consonantica di germ. p

pfaffe ‘prete’

<r>

[r], [ɾ]

rinte ‘corteccia’

<s>

[s]

-germ. s, desonorizzazione finale

-germ. s seguita da occlusiva sorda (/p/, /t/, /k/) o liquida (/l/, /r/)

germ. s preceduta da liquida (/r/ e /l/)

haus ‘casa’

slafan ‘dormire’

vorsan ‘chiedere’

erse ‘deretani’

khearse ‘ciliegia’

helse ‘colli’

[s]

-alveolarizzazione di /x/ e /f/ seguiti da /t/

nast ‘notte’

gaborst ‘gettato’

[s]

-prestiti

misse ‘messa’

persege ‘pesca’

solente ‘cattivo’

[z]

-germ. s intervocalica

-germ. s a inizio parola

-germ. s seguita da consonante sonora (/b/, /m/, /n/, /v/)

haüsar ‘case’

sonde ‘sole’

sbain ‘maiale’

<sch>

[ʃ]

-aat. sk

scha ‘pecore’

<t>

[t]

-esito della seconda rotazione consonantica di germ. d

tragan ‘portare’

ime lante ‘in pianura’

<tsch>

[t͡ʃ]

tschakkan ‘pestare’

<v>

[v]

-sonorizzazione di aat. f (“althochdeutsche Spirantenschwächung”)

vroumade ‘straniero’

<tz>

[t͡s]

-esito della seconda rotazione consonantica di germ. t

-prestiti

tzimbar ‘cimbro’

spitz ‘cima’

ritzut ‘riccio’

<z>

[s]

-esito della seconda rotazione consonantica di germ. t

voazt ‘grasso’

müzzan ‘dovere’

2.5 Accenti

In cimbro l’accento di parola ricade di norma sulla prima sillaba della radice. Il segno grafico dell’accento è pertanto riservato unicamente all’indicazione delle eccezioni come nel caso dei prestiti dal romanzo (ad es. nelle parole: <kopàarn> ‘uccidere’, <gastriàart> ‘stregato’).

3. SIMBOLI, ABBREVIAZIONI E SIGLE

3.1 Simboli

< derivante da

* forma presunta

3.2 Morfosintassi

Proposte Attualmente in uso

1 prima persona 1

2 seconda persona 2

3 terza persona 3

acc accusativo A

compar comparativo COMP.

cond condizionale COND.

composto comp.

dat dativo D

def determinativo/ definito det.

dim diminutivo DIM.

f femminile f.

gen genitivo G

ger gerundio GER.

imp imperativo IMP.

ind indicativo

indf indeterminativo/ indefinito indef.

insep inseparabile insep.

interr interrogativo interr.

m maschile m./ mas.

n neutro n.

nom nominativo N

pl plurale plur./ pl.

pret preterito PRET.

prs presente PRES.

pst.pctp participio passato PP.

refl riflessivo rifl.

sep separabile sep.

sg singolare sg.

sbjv congiuntivo CONG.

super superlativo SUP.

Parti del discorso

Proposte Attualmente in uso

adj aggettivo/aggettivale agg.

adv avverbio/avverbiale avv.

art articolo art.

coll collocazione/ locuzione loc.

conj congiunzione cong.

inj interiezione interiez.

num numerale num.

prep preposizione prep.

pron pronome/pronominale pron.

topon toponimo top./topon.

sost sostantivo s/ sost.

v verbo v.

Lingue

aat. antico alto tedesco

cim. cimbro

germ. protogermanico

gr. greco

it. italiano

lat. latino

mat. medio alto tedesco

ted. tedesco moderno

tn. trentino

ven. veneto

Sigle delle fonti

Cap. 24[7] Cappelletti G. (1924/ 2008), Il glossario del Taucias Garëida dei Tredici Comuni Veronesi con un’appendice contenente alcuni frammenti linguistici a cura di Carlo Nordera, Verona: Grafiche Fiorini.

Cap. 42 Cappelletti G., Schweizer B. (1942), Tautɓ. Puox tze Lirnan Reidan un Scraiban iz Gareida on Ljetzan, ristampa a cura di Nordera C., [ristampa Giazza: Taucias Gareida, 1980].

Cap. 56 Cappelletti G. (1956), Il linguaggio dei tredici comuni, ristampa a cura del Curatorium Cimbricum Veronense, [ristampa Vago di Lavagno: La Grafica, 1995].

Cip. Cipolla F., Cipolla C. (1883), Dei coloni tedeschi nei XIII Comuni Veronesi, in Archivio glottologico italiano vol. VIII, Torino: Loescher, 1883-1884, pp. 161-262.

Mer. 36 Mercante P. (1936), Getze un sai Taucias Gareida Giazza ed il suo dialetto tedesco, Legnago: Arnoldo Forni Editore.

Nor. 91 Nordera C. (1991), Is puach ‘un zimbarn – Il libro dei cimbri – Das Buch der Zimbern, Verona: Taucias Gareida.

Schw. Racc. Bidese E. (2011), Il Cimbro di Giazza testimonianze e fonti da un’isola linguistica tedesca in Norditalia I racconti di Bruno Schweizer con traduzioni, esempi sonori e materiali visivi, Innsbruck: StudienVerlag.

Pz. Pezzo M. (1763), Dei cimbri veronesi, e vicentini, Verona: Pre Agostino Carattoni Stampator Vescovile.

Resch Resch H. (sine data), Vergleichendes Cimbrisches Gesamtwörterbuch. https://www.cimbern-kuratorium-bayern.de/index.php/online-woerterbuch.html

Schw. 39 Schweizer B. (1939), Zimbrische Sprachreste Teil 1 Texte aus Giazza (Dreizehn Gemeinden ob Verona) Nach dem Volksmunde aufgenommen und mit hochdeutscher Übersetzung, Halle an der Saale: Niemeyer.

ZGG Schweizer B. (1951-52/2008), Zimbrische Gesamtgrammatik Vergleichende Darstellung der zimbrischen Dialekte Herausgegeben von Dow J. R., Stuttgart: Franz Steiner.

4. BIBLIOGRAFIA

-Alber B., Rabanus S. (2018), Die Sibilanten des Zimbrischen: Konservativität durch Sprachkontakt, in Rabanus S. (a cura di): Germanistische Linguistik 239–240, Hildesheim: Georg Olms, 2018, p. 19-47.

-Bidese E. (2010), Alle fonti scritte del cimbro: la ‘letteratura’ cimbra come esempio di genesi d’una tradizione scrittoria alloglotta in Bidese E. (a cura di), Il cimbro negli studi di linguistica, Padova: Unipress, 2010, pp. 61-85. (Studi e testi di linguistica e filologia germanica).

– Bidese E. (2011), Il Cimbro di Giazza testimonianze e fonti da un’isola linguistica tedesca in Norditalia I racconti di Bruno Schweizer con traduzioni, esempi sonori e materiali visivi, Innsbruck: StudienVerlag.

-Cappelletti G., Schweizer B. (1942), Tautɓ. Puox tze Lirnan Reidan un Scraiban iz Gareida on Ljetzan, ristampa a cura di Nordera C., [ristampa Giazza: Taucias Gareida, 1980].

Cappelletti G., Schweizer B (2009), Tautsch. Libro per imparare a parlare e a scrivere la parlata di Giazza, traduzione italiana dei capp. 1-6 a cura di Ermenegildo Bidese, Andrea Padovan, Alessandra Tomaselli, in Petterlini A., Tomaselli A. (a cura di), L’eredità cimbra di Monsignor Giuseppe Cappelletti, Verona: Edizioni Fiorini, 2009, pp. 135-182.

-Cipolla F., Cipolla C. (1883), Dei coloni tedeschi nei XIII Comuni Veronesi, in Archivio glottologico italiano vol. VIII, Torino: Loescher, 1883-1884, pp. 161-262.

-Dolfini G., (1974), Lineamenti di grammatica dell’antico alto tedesco, seconda edizione riveduta e ampliata, Milano: Mursia.

-Dolfini G., (1976), Grammatica del medio alto tedesco, seconda edizione riveduta e ampliata, Milano: Mursia.

-Kranzmayer E. (1981), Laut- und Flexionslehre der deutschen zimbrischen Mundart, das sind die Mundarten in den sieben Vicentinischen Gemeinden, den dreizehn Veroneser Gemeinden und den deutschen Orten im Trentinischen (mit Ausnahme des Fersentales und des Nonsberges) Herausgegeben von Maria Hornung, Vienna: VWGÖ.

-Meid W. (1985), Der erste zimbrische Katechismu CHRISTLIKE UNT KORZE DOTTRINA. Die zimbrische Version aus dem Jahre 1602 der DOTTRINA CHRISTINA BREVE des Kardinals Bellarmin in kritischer Ausgabe. Einleitung, italienischer und zimbrischer Text, Übersetzung, Kommentar Reproduktionen, Innsbruck: Institut für Sprachwissenschaft der Universität Innsbruck.

-Panieri L. (2024), De zimbrische zunga von Siban Komaün. Dizionario della lingua cimbra dei Sette Comuni, Roana: Istituto di Cultura Cimbra di Roana.

-Pezzo M. (1763), Dei cimbri veronesi, e vicentini, Verona: Pre Agostino Carattoni Stampator Vescovile.

-Pfeifer W. (1997), Etymologisches Wörterbuch des Deutschen, München: dtv.

-Resch H. (sine data), Vergleichendes Cimbrisches Gesamtwörterbuch. Manuscritto inedito digitalizzato 1996-2015 dal Bayerisches Cimbernkuratorium. https://www.cimbern-kuratorium-bayern.de/index.php/online-woerterbuch.html

-Schweizer B. (1939), Zimbrische Sprachreste Teil 1 Texte aus Giazza (Dreizehn Gemeinden ob Verona) Nach dem Volksmunde aufgenommen und mit hochdeutscher Übersetzung, Halle an der Saale: Niemeyer.

-Schweizer B. (1951-52/2008), Zimbrische Gesamtgrammatik Vergleichende Darstellung der zimbrischen Dialekte Herausgegeben von Dow J. R., Stuttgart: Franz Steiner.

-Schweizer B., Rabanus S. (2012), Zimbrischer und Fersentalerischer Sprachatlas Atlante linguistico cimbro e mòcheno. Herausgegeben und kommentiert von/edizione curata e commentata da Stefan Rabanus, Lusern: Istituto Cimbro/Palai: Istituto Culturale Mòcheno.

-Scovazzi M. (1970), La parabola del Figliuol Prodigo nel dialetto dei XIII Comuni, in Vita di Ljetzan/Giazza luglio/settembre, pp. 13-17.

-Volpato G. (2009), Le opere “cimbre” di Giuseppe Cappelletti: bibliografia e loro fortuna, in Petterlini A., Tomaselli A. (a cura di), L’eredità cimbra di Monsignor Giuseppe Cappelletti, Verona; Edizioni Fiorini, 2009, pp. 45-68.

  1. Come noto, il primo documento in lingua cimbra consiste in un’opera di traduzione risalente al 1602. All’inizio del XVII sec., infatti, fu commissionata la traduzione in lingua cimbra del Catechismo del Cardinal Bellarmino (cfr. l’edizione critica ad opera di Meid, 1985). Per una panoramica completa della letteratura in lingua cimbra dal 1600 ad oggi si rimanda direttamente a Bidese (2010).

  2. Volpato (2009: 56) ricorda che quest’opera di Cappelletti «vide la luce solo in parte tra il 1932 e 1936 con la determinante cooperazione di Carlo Battisti» nella rivista “L’Italia dialettale”.

  3. cfr. Cappelletti & Schweizer (2009), Tautsch. Libro per imparare a parlare e a scrivere la parlata di Giazza.

  4. Entrambi i dizionari dispongono di una edizione a stampa (cfr. Panieri 2014, 2024)

  5. In Cappelletti (1942) il fonema /t͡ʃ/ era reso nello specifico come <t6>.

  6. La differenza nel punto di articolazione fra [s] e <z> risulta ancora ben distinguibile nella varietà di Luserna come evidenziato in Alber/Rabanus (2018).

  7. Da una lettera dello stesso Monsignor Cappelletti pubblicata solamente nell’edizione curata da Nordera (cfr. Cappelletti G. (1924/ 2008)) si apprende che la stesura del dizionario da parte del religioso era iniziata già nel 1924.